2 novembre 1994 | L’ITALIA Settimanale | "dalla musica alternativa al rock europeo"

Autore: Massimiliano Cocciolo – Locazione: ASMA,RS2-0003,4

Molto si muove nelle sale di registrazioni di destra, mentre la scena musicale giovanile italiana sembra totalmente egemonizzata dai gruppi dei centri sociali. Potenza dei media e dell’industria discografica. La musica di destra non tira – dicono – o più che altro conviene tenerla underground. Eppure i gruppi pullulano, dal Nord alle Isole con punte massime nella capitale. Ecco una breve ed incompleta lista (gli esclusi sono pregati di manifestrarsi). La sigla SH indica i gruppi Skinhead, MA sta per musica alternativa
AOSTA: VBR Verde Bianco Rosso (SH)
MILANO: ADL 122 (SH) – Corona Ferrea (SH) – Amici del Vento(MA)
VERONA: Gesta Bellica (SH)- ZPM (MA)
VICENZA: Peggior Amico (SH) – Toppi neri (MA)
PADOVA: Compagnia dell’anello (MA)
FIRENZE: Attacco Frontale – Rock/Trash
LUCCA: Emme Rossa (SH)
PERUGIA: Hobbit (MA)
PALESTRINA: Alchimia Celta – Musica da camera
ROMA: 270bis – rock
Hyperborea – rock/tradizionale
Intolleranza – Punk/Oi
Tasso Alcolico – Ska e non solo
Frammento 56 – rock
Sopra le rovine – rock/Oi
Scogliere di marmo – rock
Ain Soph – sperimentale
PALERMO: Blocco 11 (SH)

Le due più recenti produzioni (una cassetta dei 270bis ed una degli Hyoperborea) entrambe apparse in primavera, hanno venduto circa 1000 copie malgrado la totale assenza di promozione e di network di distribuzione. Il mercato potenziale è enorme. Arriverderci su MTV?

giugno 1996 | Nuovo Hobbit | "La seconda giovinezza della musica alternativa"

Autore: Claudio Volante – Locazione: ASDI [ASMA],RI02C-0002 [RI02C-0010],2 [Nuovo Hobbit]

Nel panorama musicale, molto si sta muovendo anceh a destra. La musica alternativa da un paio di anni a questa parte, dopo circa un decennio di silenzio sta ritornando a darsi sentire. Gruppi vecchi e nuovi con una rinnovata voglia di fare, ci stanno roponendo le loro nuove produzioni, in una veste decisamente diversa rispetto ai vecchi lavori. Canzoni che nascevano dalla voglia di lottare come mezzo per dire la propria voce, ma soprattutto cantare quello di cui nessuno voleva parlare, hanno rappresentato, per circa un decennio i sogni, gli ideali, le speranze, la gioia ma anche la rabbia e il dolore di tutta quella parte d’Italia che con disprezzo veniva etichettata “Fascista”. Come dicevano gli Amici del Vento in una loro canzone “scavare nelle note alla ricerca di emozioni per dimostrare al mondo come un fascista sogni” ma i tempi erano gli anni di piombo e la destra era allora ghettizzata. I suoi menestrelli non avevano certo le possibilità e le agevolazioni di cui godevano vari cantanti delle sinistre, dovevano così arrangiarsi un po’ come potevano, con gli scarsi mezzi a loro disposizione, molto spesso incidendo in casa, ma con tanta voglia di fare e di dire. Nacquero così i primi gruppi e cantanti (Gruppo padovano di Protesta Nazionale poi Compagnia dell’Anello, Amici del Vento, Scocco, Colella e altri ancora) creando quel fenomeno che si diffuse a macchia d’olio per tutta la penisola e che ancora oggi può rappresentare forse uno dei più grandi casi di cultura sommersa in Italia dal dopoguerra ad oggi. Da allora sono passati vent’anni e quella voglia di cantare che sembrava essersi dispersa con i riflussi e le disillusioni degli anni di piombo sta ritornando, e lo sta facendo in maniera decisamente più professionale, con una maggior cura e ricerca soprattutto dal punto di vista della musica facendo finalmente qeul salto di qualità che non fece allora. E così come dicevamo prima, vecchi gruppi tornano a dar voce alle loro chitarre, ma anche e soprattutto gruppi nuovi sorgono un po’ dappertutto e così nuove produzioni si affiancano a pezzi celebri riarrangiati oppure a raccolte che ripropongono in veste rinnovata le vecchie registrazioni. Tra i vecchi nomi ritornati alla luce del palco spiccano Leo Valeriano, Fabrizio Marzi, Michele di Fiò e po soprattutto Amici del Vento e Massimo Morsello reduci entrambi dai loro nuovi CD, rispettivamente “Progressista Rap” e “Punto di non ritorno” usciti di recente che possono vantare un livello qualitativo veramente buono, la Compagnia dell’Anello, essendo stato ad onor del vero l’unico gruppo che ha avuto una continuità temporale nel far musica dai primordi giorni fino ad oggi. Per quanto riguarda invece i nuovi gruppi spiccano sicuramente i 270bis, gli Hyperborea, gli Isola Bianca, gli Antica Tradizione, gli Hobbit e le Terre di Mezzo. Passiamo ora ad illustre quali sono state le ultime novità discografiche, Abbiamo già accennato ai lavori di Morsello e degli Amici del vento oltre i quali il 1996, per adesso, ha solo visto altre quattro produzioni che sono l’EP degli Hobbit “Incipium” una video cassetta realizzata dalla Cosmorecord dal titolo “Un mondo alternativo” che ci propone brani degli A.d.V. degli Hyperborea e degli Antica Tradizione dal vivo. Sempre per la Cosmocored si sono avute la riproposta in CD di una selezione di brani delle due cassette degli ZPM ed infine la cassetta dei Nunc Est Bibendum. Attendiamo comunque con ansia le prossime uscite visto che Gabriele Marconi dovrebbe essere ad un buon punto del suo “Noi pochi” ed altri gruppi quali gli Isola Bianca, le Terre di Mezzo, Sotto Fasca Semplice e Sopra le Rovine, stanno preparando le incisioni per le loro prime produzioni. In attesa, comunque di avere notizie nuove nel panorama musicale facciamo un viaggio attraverso gli anni in quella che è stata la discografia della musica alternativa dalla nascita, o meglio ancora proprio dagli albori, da quelle canzoni cioè che erano dette di protesta e che ispirarono in seguito o cantori dell’alternativa. Quello che di seguito riportiamo quasi sicuramente non sarà un elenco completo e forse avrà delle imprecisioni, anche perché cercare di ricostruire tutto il mosaico che la compone non è certo impresa facile, soprattutto quando all’epoca vi era una distribuzione quasi esclusivamente interna al fronte della Gioventù e la pubblicità era affidata molto spesso solo a giornaletti locali di cui purtroppo si è persa traccia nel corso degli anni.

novembre 1996 | Foglio di Lotta | "Novità musicali"

Locazione: ASMA,RS2-0007,51

E’ finalmente uscita per la Tuono Records la seconda produzione dei valenciani Division 250. Si tratta di uno dei Cd più belli usciti quest’anno. Lo stile è abbastanza melodico con qualche punto di rabbia nelle canzoni che più da vicino parlano della situazioen politica della Sardegna e della repressione contro i militanti nazionalrivoluzionari. Un po’ ovunque si notano influenze della musica NR italiana tant’è che il Cd si intitola “Revuelta” che è anche il nome della cover di Rivolta dei veronesi Plastic Surgery vero inno del movimento skinhead italiano ed europeo qui riproposto in spagnolo. Uno dei pezzi più belli +è quello dedicato a Ramiro Ledesma, leader del nazional sindacalismo spagnolo. Particolarmente valido è il pezzo di chiusura intitolato “La nostra Terra” e cantato interamente in valenciano. Davvero un gran bel disco per una band che già si fece apprezzare alcuni anni fa con un ottimo concerto a Milano e che speriamo di rivedere al più presto all’opera dalle nostre parti. Sembra inoltre che il loro primo lavoro “Sangre de conquistadores” prodotto e mai distribuito dalla francese Rebelles Europeans sarà finalmente riproposto da un’etichetta spagnola. Qui a lato il cantante Manolo risponde ad alcune nostre domande.
E’ l’atteso CD dei lombardi Front Towards Enemy nove pezzi superduri reperibili presso TUONO RECORDS CP 6 36100 VICENZA
La Rupe Tarpea Produzioni è lieta di annunciare che il video del concerto di Massimo Morsello del 21 settembre scorso sarà disponibile entro Natale. Il Cd Tributo a Janus prodotto dalla Rupe Tarpea Produzioni in occasione del ventennale della nascita dello storico gruppo romano, uscorà verso la metà di dicembre. Si tratta di una compilazione composta di vecchi brani degli Janus riproposti in chiave odierna dagli ADL122, Corona Ferrea, Londinium SPQR, Intolleranza, Terre di Mezzo, Hobbit, Malabestia, Hyperborea, Antica Tradizione e Sopra le Rovine. Prenotate video e CD scrivendo a Perimetro.

gennaio 1997 | Area | "Hobbit Incipium"

Autore: Gianfranco De Turris – Locazione: ASMA,RS2-0001,17

Un disco in vinile a 33 giri con quattro pezzi di rock epico e dai testi politicamente scorretti come piace a noi datato 1996. Ci credereste? Già questo ne fa un pezzo da collezione. Cosa dire d’altro?. Benvenuti piccoli amici. Benvenuti nella schiera dei gruppi musicali di ascolto obbligatorio per chi abbia le idee giuste nella testa giusta e soprattutto l’udito giusto. Un solo problema: chi ha ancora un giradischi?

ottobre 1999 | Non conforme | "Hobbit Viaggio al termine della notte"

Autore: Mario J. – Locazione: ASMA,RS2-0010,57

Hobbit “Viaggio al Termine della notte” RTP 1999
A cura di MarioJ.
A tre anni dal loro INCIPIUM ecco che gli HOBBIT si ripropongono sulla scena del rock alternativo con un lavoro interessantissimo.
Si può dire con tranquillità e senza esagerare che con ” VIAGGIO AL TERMINE DELLA NOTTE ” si vanno a collocare tra le migliori produzioni di musica di ambiente. Grafica curatissima, che insieme alla alta qualità del suono e alla ricercatezza nei testi fa di questo CD un lavoro completo, pronto per “spopolare” tra chi ha voglia di ascoltare buona musica con contenuti di spessore; ascoltabile in ogni momento, buono per caricare e per far riflettere. Passando ad una analisi più dettagliata si può dire che ci troviamo di fronte a dieci pezzi ben sistemati ; si inizia con ” HOBBIT ” ( d’obbligo) cover dell’originale dei Diapason di Catania… anche se agli Hobbit va il merito non solo di averla portata alla ribalta ma di averla praticamente ricostruita e migliorata. Si continua con “LA TUA RIVOLUZIONE” specchio di un dramma generazionale dove tutti si credono rivoluzionari, tutti si sentono vivi ma non si rendono conto di essere già predestinati a passare per il mondo senza lasciare alcuna traccia di se. Il rock che ne esce fuori è melodico e ben cadenzato, caratteristica che si ritroverà in tutto il CD. Giusto e dovuto il tributo in “DRESDA” perché anche dopo parecchi anni “è un crimine impunito che grida vendetta”. Buono il mix tra acustico e distorto, così come la scelta dei suoni. “LADY U$A” : un occhio di riguardo per questa ballata destinata ad essere non solo il brano di punta ma anche una pietra miliare nel panorama musicale alternativo. Ottimo il legame tra musica e testo ad evidenziare che ci troviamo finalmente di fronte a giovani artisti che non hanno nulla da invidiare ai padri della nostra musica e non solo. Un sentimento di continuità porta gli Hobbit a dedicare “…E SE FOSSERO INNOCENTI” a chi ha fatto dello spontaneismo una ragione di vita…e forse tutti dovremmo riflettere su ciò che quei ragazzi sono stati e ciò che hanno rappresentato per la nostra storia. Nota tecnica: azzeccatissimi i cambi di tempo. Buono l’esperimento di “ALFIERE” dove la voce fredda e megafonata e le distorsioni fanno risaltare ancor di più la “povertà” dell’Alfiere.In “ANGELI CON LA SPADA” si rimane in tema di anni ’70 anche se letti in chiave diversa di “…E se fossero innocenti”. Qui il messaggio è transgenerazionale e visto l’impegno politico/militante degli Hobbit è facilmente immaginabile a chi si siano ispirati. Il rock è quello tipico del gruppo che rende la canzone ancor più “aggressiva” di quanto non lo sia già. Ormai divenuto un classico, il brano “RAGAZZO DELL’EUROPA” si colloca tra le canzoni europeiste con in più una volontà unificatrice in cui il messaggio che se ne trae è molto più che una semplice speranza. Altro interessante esperimento è “SCHIAVI DELLE MACCHINE”. I suoni più cupi e più duri evidenziano una ricerca accurata. Il testo denuncia un mondo artificiale che sta stretto a chi fa della tradizione uno stile di vita. Il “Viaggio al termine della notte” si conclude con “QUALE DOMANI ?” un brano dialogato anch’esso destinato a carpire l’attenzione dei più attenti, vuoi per la musicalità e l’armonia vuoi per la struttura che prevede una doppia interpretazione.
Il testo è ben articolato tra disagio e speranza, tra realtà e volontà di determinarla. Il CD si chiude con una frase che lascia intendere che il viaggio non termina qua, ma è appena iniziato… Hobbit: un rock per la nazione

14 agosto 2006 | Il Giornale | "Tatuaggi, rabbia e tanto ritmo: l'underground si tinge di nero"

Autore: Angelo Mellone – Locazione: ASMA-Archivio digitale RS, Il Giornale 2006-08-14

Un blog estivo sui camerati-vip ha messo in elenco giganti dell'hard rock come gli Slayer o Axl Rose nel cartello di star politicamente scorrette. Il pop-fascismo musicale italiano, invece, s'è dato appuntamento a Pian de Rosce, sulla strada per il monte Terminillo. È in scena «Rock per la verità», ventidue gruppi suonano per chiedere giustizia sulla strage di Bologna: «L’evento che ha segnato tutta la mia vita politica», confida Paola Frassinetti, unico parlamentare presente all’evento, portavoce di una generazione svezzata nel terzo campo Hobbit della destra giovanile, nel 1980, e poche settimane dopo infilata nel girone infernale del sospetto della «strage fascista». Un marchio a fuoco ancora impresso sull’ultimo imputato Luigi Ciavardini. Il comitato «L’ora della verità» lotta per affermare la sua innocenza. Una rabbia poi riversata sul palco dalla figlia, giovanissima, che intonerà un paio di cover dei 270 bis. Nel fresco di una rara giornata estiva dove la pelle non sgocciola, ci accoglie il responsabile del comitato, Valerio Cutonilli, avvocato, tra gli organizzatori di un evento a suo modo dirompente: a esibirsi davanti a millecinquecento persone arrivate da tutta Italia ci sono i gruppi di «rock identitario». A Pian de Rosce s’è data appuntamento la nuova frontiera underground della musica a destra.

Il luogo è pieno di stand ricolmi di merchandising: felpe, magliette, cd, adesivi, bandiere, simboli di una sottocultura che disperatamente vuole manifestarsi al mondo. Accanto agli skinhead s’osserva una nuova antropologia del neoribelle metropolitano a destra: capelli corti e basette, Adidas, All Star e anfibi Doc Martens ai piedi, pantaloni combat, polo Fred Perry, giacche Lonsdale o parka tedesco, lo stesso indossato dai «compagni» ultras del Livorno, che però lo chiamano «la zozza». Qui prende il nome di «logora». Anelli rigorosamente d’argento e tanti tatuaggi: celtici, ragnatele e fantasy. Qualche fascio-surf porta i sandali, le ragazze graziose gonnelline che ammiccano alla diversità della militanza vissuta al femminile.
E prima di tutto la musica, frontiera commestibile del «più complesso, duraturo e macroscopico esempio di cultura sommersa che l’Italia abbia mai riscontrato nel corso della sua storia». Lo sostiene il sito dell’Associazione Lorien, tempio archivistico del rock identitario che, dagli anni Settanta a oggi, sfodera questi numeri: 877 gruppi, 2268 prodotti discografici, 4214 canzoni, 1120 concerti. Dietro queste cifre c’è un panorama in fibrillazione, che si definisce al tempo stesso erede e innovatore della la tradizione musicale a destra che, tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, si definiva musica alternativa e ha incorniciato le biografie di gruppi come gli Amici del vento o la Compagnia dell’anello. All’inizio degli anni Novanta, poi, sono arrivati gli Intolleranza, gli Hyperborea, e i 270 bis. A segnare lo spartiacque tra il prima e il dopo, fino ai gruppi del concerto di Pian de Rosce, è il rifiuto politico del nostalgismo: l’essere figli del proprio tempo. Non ci si piange più addosso. La musica a destra oggi è gaudente, anche un po’ menefreghista.
Dal «povero me» all’«oggi mi rode» sostiene con una punta d’ironia Flavio Nardi, l’animatore di Rupe Tarpea, una delle etichette che, accanto a Tuono Records, Eversione Musicale o Barracuda producono il materiale di questo microverso che si ritrova tra i concerti, le feste politiche di Azione giovani o dei movimenti extraparlamentari e i centri sociali di destra. Aggiunge Domenico Di Tullio, uno dei più attenti fenomenologi della destra underground: «Anche il rock identitario ha fatto il suo tempo. La musica a destra è affascinante quando estremizza». L’ideologia unisce dove gli indirizzi musicali distinguono. Le sessioni a Pian de Rosce l’hanno dimostrato. Accanto alla musica oi degli skinhead, rivisitata in chiave punk dai Timebombs, c’è il fascist&furious core degli Ate For Breakfast, potenti giri di basso e voce percussiva e la pratica dello stage diving: ci si getta in mezzo al pubblico, insomma. C’è il rock degli Spezzaferro che ricorda i Pearl Jam anni Novanta, il beat fricchettone dei Tipi da spiaggia, una via di mezzo tra Beach Boys e Point Break in grado di scatenare il «pogo», e il raffinato «folk apocalittico» dei Sotto Fascia Semplice: la loro Come mai, contenuta nell’ultimo cd Idrovolante, è un manifesto musicale dei no global di destra. Ci sono gruppi vicini alla musica alternativa delle origini, il modern folk dei Contea di Francesco Mancinelli, il cantautore Gabriele Marconi e il più moderno Skoll, gli Aurora e gli Insedia (che sta per innato senso di allergia) o gli Hobbit, concerti ad Atene e Saragozza all’attivo e la convinzione che non si fanno concerti, si fa festa. Emmanuele Tesauro, il cantante, lo chiarisce: «Il concerto è un evento commerciale. La festa è un rito ludico». La grande novità degli ultimi anni è però il «dàje camòn rock» degli Zetazeroalfa, nati nel 1999 e rapidamente trasformatisi in un interessante fenomeno di costume con un seguito amplissimo di pubblico. La loro filosofia di «panico mediatico», l’attualità di linguaggi e musica hanno permesso di comporre piccole hit come Politicamente scorretto, Kriptonite o Entra a spinta, diventato inno nelle curve degli stadi, e di diffondere il materiale degli Zza, le magliette (da «Accademia della sassaiola» a «La musica è cambiata») e ogni forma di gadget in giro per l’Italia. Nardi quantifica in 30000 copie all’anno la potenzialità di questo mercato non conforme.

30 giugno 2009 | Azione tradizionale | "Concerto a Fiuggi - recensione"

Autore: Redazione aione tradizionale – Locazione: ASMA-Archivio digitale RS,Web/Azionetradizionale, 2009-06-30

Via Scirè, ore 14,30, caratterizza la giornata la solita afa estiva romana. Un gruppo di militanti di Raido si ritrova per recarsi a Fiuggi, ad un evento organizzato da “Gioventù italiana”, organo giovanile de “La destra”, in cui suoneranno gli Imperium.
Si giunge quindi dopo un breve viaggio nel paesino laziale. Una rigenerante sosta – qualche caffè e un goccio d’acqua – in un hotel del luogo e si parte finalmente verso il luogo designato per il concerto: un vasto campo fuori la città. Purtroppo le condizioni metereologiche sembrano essere avverse: una grande nube all’orizzonte ci minaccia e tutto viene oscurato dall’ombra di un fatale “forse”. Nessuno però demorde e come si sà la buona fede viene sempre premiata: spiove e vinti gli ulteriori problemi si parte!
Apre le danze Skoll, che in acustico sfoggia il suo repertorio in cui le sue canzoni (tra le altre Notturno futurista) si alternano a quelle storiche, tra cui non possono mancare gli Amici del vento e i DDT, che da ormai decenni infiammano i cuori di generazioni di militanti. Ci pensano quindi gli Imperium “in elettrico”, a dispetto degli svariati problemi audio che puntualmente si sono riproposti durante la serata, a scaldare gli animi della folla infreddolita con i loro lavori più conosciuti e alcune storiche cover, come quella immancabile di “Intolleranza” di Morsello. Infine gli Hobbit, con i loro pezzi più famosi, tra goliardia e pathos, anche qui immancabile la rievocazione di “Massimino” che ha molto emozionato il pubblico. A chiudere definitivamente la serata una “indeta” formazione sul palco: tutti insieme, Skoll, Imperium e Hobbit che han rispolverato i pezzi d’ambiente più famosi.
Si conclude così una serata ben riuscita malgrado tutti gli inconvenienti, con la nostra musica capace anche di spazzare via le peggiori nuvole dal cielo…

2 marzo 2010 | Canti Ribelli | "Per chi osa (e non vuole) dimenticare"

Autore: Boromir – Locazione: ASMA-Archivio digitale RS,Web/Cantiribelli, 2010-03-02

PER CHI NON SA (E NON VUOLE) DIMENTICARE

Sabato 27 febbraio in quel di Prato, i ragazzi dell’Associazione Culturale La Fenice hanno organizzato un altro atteso appuntamento musicale: un concerto acustico di Hobbit e Testvdo. Inutile dire che Noi di Canti ribelli siamo saltati in macchina per essere presenti alla serata!!
Dopo qualche piccolo disguido, che ci ha causato un po’ di ritardo nell’arrivo, raggiungiamo finalmente il luogo del concerto, in cui sono già presenti circa un centinaio di persone. Tra i consueti saluti, abbracci e immancabili brindisi, anche la nostra serata ha finalmente inizio.
I primi a salire sul palco sono gli Hobbit, con Lele e Mario in gran forma che si esibiscono nel meglio del loro repertorio, a cui aggiungono anche alcune cover (tra esse Rivolta dei Plastic Surgery ed qualche brano dei 270bis). E’ già mezzanotte…e dato che è il compleanno di Lele (auguri anche da parte di Canti ribelli!!!), i ragazzi de La Fenice gli hanno preparato una sorpresa: un mega panino lampredotto con tanto di candeline!!
Dopo aver adeguatamente festeggiato il cantante del gruppo perugino, gli Hobbit salutano il pubblico con due loro amatissime hit: Saf (con tutte le donne della sala in prima fila a cantare) e Nera come noi.
A questo punto ha inizio la seconda parte del concerto: è il momento dei Testvdo (Pivs e Donato), che danno vita ad una lunghissima e assai apprezzata performance. Tra i loro pezzi più conosciuti, suonano anche diverse Cover (Skoll, Compagnia dell’Anello, Civico 88, Malnatt e altre). Molto toccante il momento in cui ai ragazzi pugliesi si aggiunge Mario ed insieme cantano Massimino degli Junker.
Lo zoccolo duro dei fan, irriducibile e senza pietà, inchioda poi i Testvdo al palco, “invitandoli gentilmente” a continuare a suonare…ininterrottamente…fin quasi alle quattro del mattino. Si arriva anche a cantare Generale di De Gregori, alcuni cori degli Ultima Frontiera, Rock ‘n roll robot. Mancano solo le sigle dei cartoni animati…!
Nel corso della serata vengono poi ricordati anche i ragazzi che non ci sono più: l’Associazione culturale Etruria 14 di Prato presenta infatti un’iniziativa dedicata a Sergio Ramelli, che si propone lo scopo di far destinare, il 29 aprile (anniversario della morte di Sergio) la prima serata della Rai alla sua memoria, mandando in onda lo spettacolo teatrale Chi ha paura dell’uomo nero. Sicuramente una proposta che merita attenzione e sostegno da parte di tutti noi (per maggiori informazioni c’è anche un gruppo su Facebook).
Sono passate da poco le quattro quando finalmente Pivs e Donato riescono a lanciarsi giù dal palco e a svincolarsi dagli irriducibili rimasti a cantare. Un’altra lunga serata tra birra, sorrisi e camerati. Da non dimenticare e da ripetere presto!!

Boromir

14 giugno 2010 | Azione Tradizionale | "Raido Rcok Fest - recensione"

Autore: Redazione azione tradizionale – Locazione: ASMA-Archivio digitale RS,Web/Azionetradizionale, 2010-06-14

Quest’anno, il quindicesimo, non potevamo che salutare l’arrivo della stagione estiva con un evento che chiamasse a raccolta tutti coloro che, direttamente o indirettamente, hanno collaborato con la nostra comunità militante negli anni.
RaidoFest – Anno XV, si è così tenuta sabato 12 giugno presso lo “Spazio Libero Agro Romano”, in quel di Maccarese. La Festa, è stata realizzata in collaborazione con Fons Perennis, Foro753 e 2PUNTO11, oltre ai tanti singoli volontari, con una meticolosità e una dedizione esemplare. Tutto ciò, ha fatto si che dalle diciotto fin’oltre le 2 del mattino la festa andasse per il meglio (memorabili le penne all’arrabbiata, ore 4.35). La situazione armonica e gioviale è testimoniata dagli oltre cinquecento presenti di tutte le età, provenienti da tutti gli angoli del paese e appartenenti alle organizzazioni più variegate che compongono l’area non conforme. Rincontrandosi, in una di quelle poche occasioni che capitano durante l’anno, molti camerati lontani nello spazio ma tenuti vicini dallo spirito hanno avuto modo di divertirsi insieme. Lo spazio tende per accamparsi e la vivibilità del luogo hanno fatto il resto.
All’insegna della musica, del divertimento e della gastronomia (anche a menù vegetariano per un Foschia entusiasta e all’insegna di bevande veramente fredde!), tutti i presenti hanno gradito il clima sereno e gioioso che si è respirato nel meraviglioso spazio messo a disposizione dalle organizzazioni e ben curato dall’onnipresente Cosimo e dal suo inseparabile AIKAN! Ottime le esibizioni dei gruppi espressione delle varie realtà intervenute – ragazzi provenienti da molte realtà della destra radicale – sia che fossero in scaletta: Imperium, Ultima Frontiera, Hobbit, InSeDiA e Antica Tradizione – che no. Con una formazione, rimaneggiata ma tostissima (infatti è stato duro tirarli giù dal palco), sono saliti i Timebombs di Casa d’Italia Colleverde, dando vita ad un piacevole micro concerto, ci piace ricordarlo, in memoria di Gianluchino. Sottopalco agitato ma con stile, durante le esibizioni di InSeDia e Hobbit, più sobrio con gli altri gruppi. Da sottolineare inoltre, l’apprezzamento dei musicisti per l’organizzazione di service e palco veramente all’altezza delle esibizioni.
Uno splendido evento del quale nei prossimi giorni, dopo la raccolta di testimonianze, foto, video e tanto altro, realizzeremo una recensione ben più corposa.
Ringraziamo tutti per la partecipazione, con l’augurio di rivederci il prossimo anno, con lo stesso spirito ed un rinnovato senso di Gioia e Rivoluzione.

5 settembre 2011 | Azione Tradizionale | "Ritorno a Camelot 2011 - 2/3/4 settembre - recensione"

Autore: Redazione azione tradizionale – Locazione: ASMA-Archivio digitale RS,Web/Azionetradizionale, 2011-09-05

La scienza afferma che un uomo, cresce fino all’età di venticinque anni: dopo entra nella piena maturità. E questi primi 25 anni del Veneto Fronte Skinheads, festeggiati con questa nuova edizione di Ritorno a Camelot, non possono che confermarlo: siamo di fronte ad una realtà matura, cresciuta negli anni, ma che a differenza di quanto sostenuto in biologia, ha tutte le carte in regola per continuare a crescere ancora e ancora. Ritorno a Camelot 2011 ne è stata la dimostrazione concreta. Dimostrazione, cioè, di una organizzazione efficiente, che ha saputo non solo richiamare all’incirca 1500 persone da tutta Europa a raccolta, ma che è stata soprattutto in grado di gestirle – e non è cosa facile! – nel migliore dei modi per tre giorni di seguito. I ragazzi del VFS, hanno così onorato il buon nome della storica Associazione, distinguendosi per la loro abnegazione e il loro sacrificio, che è stato h24: e non è un modo di dire!
La Comunità militante di RAIDO, dal canto suo, ha aderito alla manifestazione, partecipando per l’intera durata di questa. Nonostante la distanza – da Roma a Treviso non è proprio dietro l’angolo… – questa tre giorni ha visto la nostra partecipazione concreta: non solo a chiacchiere dunque, ma nei fatti. Sia attraverso la presenza del materiale autoprodotto da RAIDO, attraverso un proprio banchetto presente tra gli stand della manifestazione, che ci ha permesso di ritrovare vecchi e nuovi amici e camerati, ma soprattutto attraverso la partecipazione alla tavola rotonda organizzata per Sabato mattina. L’occasione è stata dunque propizia, e ben sfruttata dagli organizzatori, per mettere a confronto realtà operanti sul territorio italiano, anche molto diverse tra loro, ma accomunate dalla volontà di confrontarsi faccia a faccia: e riuscirci, non è stata opera da poco. L’incontro dal tema “Idee e comunità tra strada e web” ha visto molte realtà le une a fianco alle altre. Infatti, a prendere la parola, oltre a Giordano in qualità di rappresentante del VFS, molte sono state le realtà a parlare, tanto che elencarle tutte risulterebbe difficile: Lealtà e Azione, Alternativa Popolare, Cervantes, Sardegna Skinheads, Popoli, Giustizia Giusta, e molte altre ancora – tra cui, ovviamente, RAIDO – sono via via intervenute portando ciascuna un contributo di esperienza e di idee che per il futuro fanno ben sperare.
La giornata di Sabato è quindi proseguita con un’altra conferenza, stavolta dedicata all’Europa ed alle prospettive che questa si trova ad affrontare, per poi lasciare nella serata lo spazio alla musica: anima pulsante di Ritorno a Camelot. Già la sera prima era stata la volta di un primo concerto con gruppi come Testudo, Hobbit, Nativi e Still Burnin’Youth. Sabato il VFS ha “schierato in campo” gruppi come Legittima Offesa, Malnatt, Adl122, Four Aces, e per finire, Gesta Bellica a concludere la serata con una emozionante “La rivoluzione è come il vento”.
L’indomani, il tempo di smontare la tenda, un ultimo sguardo alla fantastica cornice naturalistica che ci ha ospitato, ed è la volta di congedarsi da camerati che speriamo di rivedere presto: triestini, milanesi, catanesi, monzesi, catanzaresi…e tanti altri, ai quali, nonostante i chilometri che ci separano, ci sentiamo invisibilmente legati: ed occasioni come queste, stanno proprio lì a ricordarcelo. Li salutiamo perciò con la consapevolezza che, se anche separati da centinaia di chilometri di distanza, operare in contesti, modi e luoghi diversi, ma con lo stesso spirito – cioè, lo stesso riferimento alla Tradizione – ci rende più vicini che mai… Arrivederci a Camelot allora !

17 settembre 2013 | Osservatorio Democratico | "Concerto nazi-rock al teatro Manzoni, nel centro di Milano, il prossimo 16 dicembre"

Autore: Redazione  – Locazione: ASMA-Archivio digitale RS,Web/Osservatorio Democratico, 2013-09-17

L’idea di una Woodstock nera

Il teatro è il Manzoni, nell’omonima via, in pieno centro, l’appuntamento è per il prossimo lunedì 16 dicembre per un grande concerto, “Concerto per Carlo”, questo il titolo, che senza molta fantasia qualcuno tra gli organizzatori vorrebbe ribattezzare come la “Woodstock nera” italiana. “Il più importante evento della Musica alternativa dopo Campo Hobbit”, a sentire i promotori, che “a conferma di questo legame ideale” hanno anche ingaggiato Walter Jeder, lo storico presentatore di tutte le edizioni dei passati Campi Hobbit. L’occasione sarebbe data dal trentennale della scomparsa di Carlo Venturino, fondatore del gruppo musicale di destra Gli amici del vento, perito in un incidente stradale.
Proprio qualche giorno fa, sul Corriere della Sera, con un’intera pagina si è voluto sponsorizzare il rilancio di questo storico teatro (140 anni di vita quest’anno), oggi di proprietà della Fininvest, anticipando la programmazione dei prossimi mesi. Si andava dalla prosa al cabaret. Questo concerto non veniva citato. Ma che sia il Manzoni non vi è comunque alcun dubbio: la piantina del teatro, con il numero dei posti (700), è stata fatta circolare in rete tra i camerati nelle scorse settimane. È stata sufficiente una breve ricerca per averne la certezza. A richiederlo il capogruppo in Provincia dei Fratelli d’Italia Mamo Turci, il referente ormai, insieme a Roberta Capotosti, dei neonazisti milanesi negli enti locali.
L’architrave organizzativo ruota attorno a Lealtà azione, ovvero agli Hammerskin milanesi. A supportarli: l’Associazione culturale Lorien, legata a Guido Giraudo, il vero ideatore dell’iniziativa, che garantirebbe la produzione, e il circolo Excalibur che si impegnerebbe nella gestione. A seguire, come sponsor: l’associazione antiabortista Branco, l’associazione Memento, appena nata per rivalutare le gesta dei repubblichini, Canti ribelli web, che per sua stessa ammissione si ispira a Massimo Morsello (ex Nar e fondatore di Forza nuova) e all’ex generale delle Waffen-SS Leon Degrelle, Barbadillo on line (“un laboratorio di idee anticonformiste nel web”) e, per chiudere, la Comunità solidarista Popoli di Verona, per cui “l’Olocausto non è un argomento”.
Sul palco, la creme del nazi-rock italiano: da Skoll a Dario Bressan alla Compagnia dell’anello, fino a Gesta bellica, agli Hobbit, ad Aurora, a Dodicesima disposizione transitoria, per chiudere con i Malnatt e gli Amici del vento. La prevendita è già iniziata.

18 settembre 2013 | Il Fatto quotidiano | "Nazirock a Milano, “Woodstock nera” al teatro Manzoni della Fininvest"

Autore: Lorenzo Galeazzi – Locazione: ASMA-Archivio digitale RS,Web/Il Fatto Quotidiano.it,Il Fatto Quotidiano-it 2013-09-18

Malnatt, Hobbit, Skoll. Sono alcuni dei gruppi che il 16 dicembre si esibiranno in ricordo di Carlo Venturino, fondatore di una band di estrema destra. Organizza il circuito Hammerskin, prezzo 35 euro, location “segreta”. Ma l’Osservatorio democratico la individua nello storico palco milanese del gruppo Berlusconi. I gestori: “Evento privato, non siamo tenuti a rivelare nulla”. La richiesta sarebbe partita da esponenti di Fratelli d’Italia

La “Woodstock nera” si dà appuntamento lunedì 16 dicembre a Milano per “il concerto più importante dal Campo Hobbit a oggi”. Sul palco la crema del nazi rock nostrano, dai Malnatt, agliHobbit passando per gli Skoll, tutti uniti per ricordare Carlo Venturino, fondatore della band di estrema destra Gli Amici del Vento, scomparso 30 anni fa in un incidente stradale. Fin qui, si fa per dire, tutto bene, ma è giallo sulla location, che per il momento gli organizzatori vogliono tenere segreta. Ma l’Osservatorio democratico, sito dedicato al monitoraggio della destra estrema, non ha dubbi. Secondo il portale, si tratta di uno dei teatri più importanti della città e d’Italia: il Manzoni, fondato nel 1870 a pochi passi da piazza della Scala e di proprietà, dal 1978, del Gruppo Fininvest.
Sul sito che annuncia il “Concerto per Carlo” è caricata una planimetria dello spazio destinato ad ospitare l’evento. Una pagina che “verrà aggiornata ogni settimana con l’indicazione dei biglietti effettivamente venduti”, ma non viene fornita nessuna indicazione su quale struttura. Al contrario, probabilmente per evitare (o ritardare) la scontata levata di scudi dell’universo antifascista milanese, si legge che “le indicazioni sul teatro verranno fornite direttamente solo a chi acquista il biglietto”. Ma Saverio Ferrari, animatore dell’Osservatorio democratico, è certo: “Monitorando siti e social network afferenti a quell’area politica siamo giunti alla conclusione che si tratti proprio del Manzoni. A riprova di questo abbiamo sovrapposto la planimetria pubblicata sul loro sito con quella del teatro milanese e coincidono perfettamente”. Settecento posti e la stessa identica disposizione di poltrone in platea e galleria. Sul Corriere della Sera qualche giorno fa è uscita una pagina pubblicitaria con la programmazione della sala meneghina e, fra uno spettacolo di Vincenzo Salemme e uno show di Angela Finocchiaro, del concerto neonazi non c’è traccia. Ma dall’ufficio stampa del teatro fanno però sapere che effettivamente lunedì 16 dicembre l’arena è prenotata per un “evento privato non aperto al pubblico”.
Quando però si fa notare che online sono già partite le prevendite (costo 35 euro), l’abbottonatissimo addetto si limita prima a dire un generico “non sappiamo chi è” per poi rifugiarsi in un “non siamo tenuti a fornire indicazioni su chi affitta la sala”. Neanche se si tratta di gruppi neonazisti? “Apprendo da lei questa connotazione politica” e fine della telefonata. Secondo Ferrari, la richiesta è partita da coloro i quali considera “i due principali referenti nelle istituzioni locali dell’area neonazista di Milano e dintorni”: Domenico Turci e Roberta Capotosti, entrambi consiglieri provinciali del gruppo Centrodestra nazionale, i Fratelli d’Italia del trio Meloni-La Russa-Crosetto.
Ma chi sono gli organizzatori? Sempre sul sito dell’adunata nazista si legge che si tratta di “unaproduzione Lorien”, associazione culturale impegnata nella distribuzione di musica alternativa e cioè di “gruppi o solisti appartenenti all’area della Destra politica italiana”. Ma è il secondo banner a dare qualche notizia in più: si legge infatti che l’organizzazione tecnica è affidata a Lealtà Azione, la costola milanese degli Hammerskin, una delle organizzazioni neonaziste più pericolose in circolazione, nata negli anni ’80 in America e presto diffusasi in molti altri paesi. Per prendere le misure, basta guardare i curricula dei due leader Giacomo Pedrazzoli e Stefano De Miglio, noti alle cronache giudiziarie per il loro odio atavico contro “rossi, arabi e negri”, arrestati nel 2004 per due tentati omicidi ai danni di esponenti dei centri sociali di sinistra.
A seguire, sempre sul sito, gli sponsor. Ed è sempre l’Osservatorio democratico a fornire i dettagli: “Si passa dall’associazione antiabortista Branco, a Memento, appena nata per rivalutare le gesta dei repubblichini”. Poi “Canti ribelli web”, che si ispira alle gesta dell’ex Nar Massimo Morsello e all’ex generale delle SS Leon Degrelle” e molte altre organizzazioni radicali. Non male per uno dei teatri che, dopo aver celebrato la fama dei vari De Filippo, Albertazzi e Melato, si prepara a mandare in scena l’orgoglio neonazista. Seppur mascherato da “evento privato”.

18 ottobre 2013 | Concerto per Carlo 2013 | "3 domande a…: intervista a Lele (Hobbit) e Casto (Gesta Bellica)"

Locazione: ASMA-Archivio digitale RS,Web/Concerto per Carlo 2013,Concerto per Carlo 2013 2013-10-18

Lele (Hobbit)

1) Quando hai ascoltato la tua prima canzone di Carlo Venturino e che ricordo ne hai?
Ricordo che nei primi anni ‘90, alle feste del MSI, probabilmente grazie alla volontà isolata di qualche appassionato,c’ era ancora la buona abitudine di vendere anche il materiale musicale, spesso considerato “eretico” dai nostri stessi dirigenti. Proprio a una di queste feste ho acquistato una musicassetta artigianale con ,tra le altre, due canzoni degli Amici del Vento: “Trama nera” e l’omonima “Amici del vento”. Passarono pochi mesi e quelle canzoni mi erano rimaste così impresse che ordinai il pacchetto prodotto allora dalla Alpharecord con le musicassette originali. La mia militanza musicale è iniziata così.

2) Come vi state trovando a dover “reinterpretare” due canzoni degli Amici del Vento?
Sono canzoni che conosciamo a memoria, molte di esse sono state la colonna sonora della nostra gioventù, per cui l’approccio è stato quasi in punta di piedi, per paura di stravolgere troppo qualcosa di così forte. Poi abbiamo capito che lo spirito dell’iniziativa è di dare nuova linfa a quelle canzoni, per cui poi è stato un attimo reinterpretarle con il nostro tipico sound.

3) Che significato ha per voi questo Concerto, dal punto di vista personale, politico o comunitario?
Continuità. La prima parola che ci viene in mente è continuità. In un mondo che cambia e stravolge velocemente tutte le cose divorandole, in cui gli uomini sono tante banderuole in balìa del vento, la continuità è una luce nelle tenebre,un’ancora nella tempesta, la stella polare che non ti fa perdere la rotta.Ecco perché iniziative come queste vanno supportate in ogni modo.

Casto (Gesta Bellica)

1) Quando hai ascoltato la tua prima canzone di Carlo Venturino e che ricordo ne hai?
Le prime canzoni degli AdV le ascoltai grazie alle ormai giurassiche musicassette al Fronte della Gioventù di Verona e cominciarono a essere imprescindibili nel mio stereo, assieme alla Compagnia dell’Anello. Che ricordo ne ho? Intenso, emozionante… Indelebile!

2) Come vi state trovando a dover “reinterpretare” due canzoni degli Amici del Vento?
Non è facile per dei ” rockettari” come noi cimentarsi coi pezzi degli AdV, ma siamo fiduciosi di renderne bene lo spirito.

3) Che significato ha per voi questo Concerto, dal punto di vista personale, politico o comunitario?
ENORME, direi; oltre all’onore di poter dividere il palco con la “storia” della Musica Alternativa, la vedo anche come una sorta di riconoscimento ufficiale alla musica RAC e al suo mondo di riferimento, non solo di appartenere allo stesso ambiente politico-culturale ma, anche e soprattutto, comunitario!

2 aprile 2015 | Asinorosso | "Musica alternativa: un percorso musicale e politico"

Autore: Alessandro Alberti – Locazione: ASMA-Archivio digitale RS,Web/Asino Rosso,Asino Rosso 2015-04-02

Si definisce con il termine Musica alternativa quel patrimonio che, nato verso la fine degli anni ’60 e sviluppatosi successivamente fino ai giorni nostri, dà la priorità al messaggio politico, sociale, storico. Il termine così come per le Radio Alternativa, venne coniato e proposto al pubblico in aperta antitesi con la musica leggera, pop, e quella dei cantautori. Fuori da qualsiasi circuito commerciale e di distribuzione, la musica alternativa di destra si svilupperà grazie alla dedizione e l’impegno da parte dei gruppi e dei singoli autori, ma non avrà mai grosse risorse su cui contare. Solo le Radio Alternativa, tra la metà degli anni ’70 e la metà dei successivi anni ’80, daranno una popolarità e una diffusione più capillare di questo genere musicale. Sia nei grandi come nei piccoli centri, sarà possibile ascoltare brani altrimenti sconosciuti ai più grazie alle emittenti di destra. Il precursore di tale espressione musicale fu indubbiamente Leo Valeriano che sul finire degli anni’60 nell’ambito del Bagaglino inizierà a diffondere e a far conoscere le prime canzoni di protesta che si affermeranno nella metà degli anni’70, come Budapest, Berlin, La mia gente, Terra nera, Tempo da lupi. Successivamente si affermeranno gruppi e autori di una certa rilevanza, ancora oggi riconosciuti come gli autentici protagonisti di quella grande esperienza: La Compagnia dell’Anello, che inizialmente avrà il nome di Gruppo padovano di protesta nazionale, gli Zpm di Verona, Gli Amici del Vento di Milano, i romani Janus, primo vero gruppo rock della musica alternativa. Molto noti grazie anche al loro primo album Il Maestrale. Tra i vari cantautori possiamo trovare il romano Massimo Morsello, noto anche con il termine di De Gregori nero, per via dell’aspetto fisico, ma anche della tecnica musicale e della stessa voce molto simile a quella del cantautore di sinistra. Indimenticabile è anche Michele Di Fiò, con al suo attivo alcuni album che ebbero un grande successo come Cervello del 1979. Da non dimenticare la sua coerenza: di fronte ad una proposta di una importante casa discografica, che però gli chiedeva di limare i suoi testi in quanto troppo schierati, preferì rinunciare. Il primo concerto di musica alternativa si tenne nelle Marche in un cinema di Torre San Patrizio nel 1972. Fino alla sublimazione del primo Campo Hobbit di Montesarchio (BN), che lanciò sia la musica che le radio alternative, quest’ultime con il duplice compito di fare controinformazione contro il monopolio Rai e contro il regime e diffondere appunto le canzoni degli artisti aderenti a questo progetto musicale e politico. Tra gli altri autori vanno menzionati il piacentino Fabrizio Marzi, lui venne definito dai ragazzi del Fronte della Gioventù, il nostro De André per la somiglianza vocale con il cantautore genovese, Roberto Scocco e a seguire Francesco Mancinelli. Come già detto, furono i Campi Hobbit a dare uno slancio in termini di aggregazione per i giovani militanti missini. Vanno ricordati anche per altri aspetti tutti innovativi, sia nel modo di approcciarsi alla politica con tematiche nuove, sia per aver privilegiato mezzi di comunicazione mai utilizzati in precedenza. La musica anti sistema quindi deve molto a questi tre raduni di respiro nazionale che si tennero negli anni 1977, 1978 e 1980. Uno degli eventi che metterà in risalto l’attività di due dei più importanti gruppi: La Compagnia dell’Anello e Gli Amici del Vento si avrà in corrispondenza del Concerto del ventennale, che si tenne a Monza nel 1997, proprio per celebrare i venti anni di attività di entrambe le band e che ebbe una notevole visibilità, poiché fu trasmesso da un emittente regionale e seguita da più di 100.000 telespettatori. In quella circostanza fu cantata da Mario Bortoluzzi della Cd’A, una canzone ricordo scritta da Ciro Maschio del Fronte della Gioventù di Verona, dedicata allo sfortunato leader della città scaligera Nicola Pasetto morto in un incidente.Il brano si intitola Vivere davvero. La canzone Il domani appartiene a noi, sempre della Compagnia dell’Anello diverrà l’inno, prima del FdG e successivamente di Azione Giovani. Successivamente verranno fondati altri gruppi, come i 270 bis molto noti per diversi loro brani come Bomber nero, Claretta e Ben, Eri bella, Cara Amica, Non scordo. Leader del gruppo Marcello De Angelis fratello di Nanni. Da citare poi il ritorno di Massimo Morsello negli anni ’80, che riuscirà con il suo cd: La direzione del vento, ad ottenere un successo strepitoso quanto a vendite, si parla di circa 13.000 copie.Altro compositori molto noti: Gabriele Marconi e Dario Bressan. Tra i gruppi più recenti troviamo gli Antica Tradizione, A.D.L. 122, Aurora, Gesta Bellica, Ultima Frontiera, Hobbit, La Vecchia Sezione, DDT e molti altri. Una citazione particolare meritano gli Zetazeroalfa gruppo musicale che è espressione di Casa Pound. Un gruppo che ha già pubblicato numerosi cd con un riscontro in termini di vendite più che lusinghiero. La musica alternativa ha quindi trascorso oltre quarant’anni, ma non cessa di accendere interesse, proprio perché la qualità, pur cambiando il genere che ha virato soprattutto verso il rock è altissima. In termini di percorso gli autori e i gruppi attuali hanno raccolto e rilanciato la sfida dei loro precursori.

16 luglio 2015 | Canti Ribelli | "#diquinonsipassa: intervista a Lele, voce degli Hobbit"

Locazione: ASMA-Archivio digitale RS,Web/Cantiribelli,Cantiribelli 2015-07-16

Con grande piacere ospitiamo su Cantiribelli Emanuele, leader e storica voce degli Hobbit. Con noi oggi presenterà “Di qui non si passa”, ultimo album di uno dei gruppi più longevi nel panorama del rock identitario.

1) Ciao Lele e grazie per la tua disponibilità nel concederci questa intervista. Iniziamo subito: da poche settimane è disponibile “Di qui non si passa”. Cosa ha spinto gli Hobbit a tornare in sala di incisione?

Grazie a voi di Cantiribelli per questo spazio che ci concedete ma soprattutto per il ruolo ?di supporto e di divulgazione della musica alternativa e del rock identitario che da anni svolgete attraverso il vostro sito.
Veniamo al dunque: “Di qui non si passa”.
Sicuramente la situazione di pericolo che attraversa la nostra Patria ci ha imposto a prendere una posizione immediata. Tre governi non eletti dal popolo, lo smantellamento dello stato sociale, la svendita progressiva del bene pubblico, l’invasione allogena: questi sono i motivi principali che ci hanno spinto a stringere i tempi per cercare con la nostra musica di svegliare le coscienze di un popolo che attraversa una crisi morale ed etica prima ancora che economica. Anche se sono passati 5 anni dall’ultimo lavoro (L’Impero contrattacca) ci siamo dedicati a ciò che ci piace di più: suonare dal vivo. E’ attraverso l’entusiasmo che captiamo ai concerti che troviamo poi la forza di incidere sogni, speranze e inni di supporto alla lotta che ogni giorno portiamo avanti spesso tra l ‘indifferenza dell’uomo comune.

In Di qui non si passa ci sono canzoni (L‘alba verrà, Ardite schiere, Per la nazione su tutte) che toccano temi di stretta attualità e sono un invito esplicito alla reazione, una secchiata d’acqua in faccia a chi vive in uno stato catatonico ed a chi si è arreso alla ineluttabiltà del “triste destino” che da anni vogliono inculcare nella mente di un popolo che storicamente é invece abituato alla lotta.

2) Quale è la genesi del titolo e della copertina dell’album?

L’intuizione nasce un giorno proprio sul monte Pasubio quando nel percorrere la cosiddetta via degli Eroi ci siamo imbattuti in questa targa. ?L’emozione provata mentre con l’affanno e con il cuore in gola leggevamo di questi nostri connazionali, che qui difesero i confini della Patria, ed il confronto impietoso con le generazioni di oggi che invece di ribellarsi ai delinquenti che ci governano pensano a come fare per avere più giga sull’ultimo Iphone oppure a cosa indossare per la sera in discoteca, ha fatto scaturire lo stato embrionale di questo lavoro.
Questo album nasce sulle vette delle montagne e credo che anche all’ascoltatore meno attento questa cosa salti alle orecchie. Non è un album partorito in pianura, è molto ambizioso, come le vette più ardite, granitico come le rocce delle Dolomiti. E’ sicuramente il più italiano dei 4 anche se non mancano i riferimenti al nostro vecchio continente.

3) In “Vieni con noi” è forte l’invito rivolto ai nostri giovani nell’abbandonare la schiavitù della droga. Secondo voi come si può affrontare questa piaga sociale?

La lotta alla droga è da sempre un nostro cavallo di battaglia. Siamo fortemente convinti che la droga sia l’arma attraverso cui si rendono imbelli le generazioni di giovani che invece da sempre hanno fatto le rivoluzioni.
Chi si droga si arrende al Sistema scrivevamo sui muri negli anni 90 ed é proprio così. Disinnescando la gioventù, i delinquenti al potere possono garantirsi anni di impunità. La droga è funzionale ad un Sistema che ci vuole tutti rincoglioniti. Pensate se davanti alle stazioni invece di spacciatori che vendono bustine di droga ci fossero camerati che regalano croci celtiche ai passanti. Dopo poche ore lo Stato mostrerebbe la sua efficienza smantellando questa rete pericolosa ed il Parlamento sarebbe pronto a varare, all’unanimità, un nuovo decreto, mentre in televisione si sprecherebbero le trasmissioni per condannare l’accaduto. Sta tutto qui, nella volontà o meno di reprime e risolvere certe situazioni. Per lo Stato il giovane pericoloso da reprimere è quello che pensa non quello che si arrende con una siringa di eroina nel braccio o con uno spinello nella mano.

“Ancora qui” invece sembra la continuazione di HL78. Stessa tensione ideale, stessa carica emotiva. Durante la presentazione a Milano hai sostenuto che gli Hobbit “hanno impiegato vent’anni per completare una canzone del genere”. Ce ne spieghi il motivo?

E’ una canzone che mi portavo dentro da anni, ma non è mai facile quando si parla di martiri, di giovani che hanno pagato con la vita il loro amore per la Patria.?

5) Tragico è poi il confronto tra gli Esempi di “Ancora qui” e la nullità descritta in “Uomo seriale”. La tecnologia, i social, le mode e lo sfrenato materialismo hanno portato l’essere umano a ridursi a semplice consumatore. C’è speranza in un repentino cambio di rotta?

Come già con Saf e Donna alla moda qui abbiamo messo a confronto coloro che han hanno scelto la via dell’Onore per servire la propria Patria donandole la vita e chi la vita la vive in uno stato vegetale, senza slanci ideali, come in un Grande Fratello con il codice a barre sulla schiena. Figli di Maria Paquinelli contro i figli di Maria de Filippi.

6) “A.T.A. – Alto Tasso alcolico” è invece un brano spiritoso ed irriverente. Ci racconti l’aneddoto del “Campari caldo” che fa da intro al brano?

Come la maggior parte delle cose divertenti tutto è frutto del caso. Mi trovavo con dei camerati ad una festa insieme e così dopo alcune perle di saggezza di un noto consumatore di verdi e Campari é bastato un schiacciare il testo “registra” sul mio cellulare per immortalare, a sua insaputa, questa perla di saggezza ed inserirla come intro di questa canzone che si propone come la nuova Nera come noi.

7) Il nono brano, “Ardite schiere”, si fa notare per le sonorità utilizzate e l’ambientazione folk/rock. Quanto duro lavoro musicale c’è dietro a questo ultimo lavoro discografico?

In questo Cd si sente anche un cambio di rotta per quanto riguarda le sonorità.
Dopo 3 Cd di cui siamo comunque molto soddisfatti avevamo però intenzione di portare sul supporto digitale l’energia e la carica che esprimiamo durante i nostri concerti. Così abbiamo cambiato sala di registrazione e ci siamo posti l’obbligo morale di mettere in avanti tutto il nostro spontaneismo sonoro: il sound risulta meno cristallino, ma più vero, sin dal pezzo eponimo, tremendamente vero, impastato – se mi concedi la metafora – con le schegge delle esplosioni che nei nostri spiriti amplificano la risonanza tragica dei colpi di artiglieria scambiati dai nostri soldati sul Pasubio, sul Monte Nero, sul Fàiti, sul Cengio, e sulle altre montagne sacre della Grande Guerra. In proposito, ispirazione non secondaria è stata per noi l’annotazione di un bersagliere che il 18 ottobre 1915 scriveva nel suo Diario di guerra, dalla linea del fuoco:
“Lo scoppio di un 305 italiano fa tremare la montagna. Se l’artiglieria nemica deprime, l’artiglieria nostra solleva. Quando i nostri cannoni sono in funzione, i bersaglieri si danno alla pazza gioia. Girano da riparo a riparo, fischiano, cantano”.
Questo bersagliere si chiamava Benito Mussolini.

8) I brani “European Brotherhood” e “Per la Nazione” rappresentano il vostro canto d’amore verso il “Vecchio continente”. Alla luce anche di quanto sta succedendo in Grecia, quanto è lunga la strada che porta all’Europa dei Popoli? Quale è inoltre il vostro legame con la comunità spagnola?

L’Europa, non ovviamente quella di Draghi e della Merkel, non quella asservita agli USA, resta il nostro più grande sogno. Quello che sta accadendo in Grecia ci riempie di orgoglio anche se siamo convinti che non sarà Tsipras il condottiero in quanto l’ideologia da cui é stato partorito ha da sempre tradito le istanze del popolo ed userà il referendum solo per ottenere un posto più ambito tra i potenti. Ormai é chiaro a chiunque che l’Unione Europea è gestita da politici che non sono nemmeno degni della qualifica poundiana di camerieri dei banchieri essendo scaduti, anzi, a sguatteri dei banchieri: i paesi europei devono ritrovare la sovranità monetaria, è assurdo che una banca centrale presti soldi a costo zero alle banche private che poi li prestano a tassi più alti (altissimi e usurai nei confronti dei paesi mediterranei) ai vari paesi europei. Noi ci sentiamo europei non per lo spread, ma grazie alla tradizione, grazie cioé a ciò che i nostri Padri ci hannotràdito, tramandato, affidato, lungo una storia gloriosa, impastata di sangue, passata per Sparta, per Roma, per Carlo Magno, per il Sacro Romano Impero Germanico, per Lepanto, per Fiume, per i camerati che venuti da tutta Europa difesero Berlino. Per questo, quando suoniamo in Europa, ci sentiamo a casa nostra. Cià è vero, poiché ce lo chiedi, soprattutto per la Spagna, con la cui comunità abbiamo un legame forte e radicato nel tempo.

9) E’ già stabilita la presentazione del nuovo disco a Roma per il 17 Ottobre. Quali sono gli altri prossimi impegni degli Hobbit? Dove vi porterà questa tournée di presentazione dell’album?

Abbiamo presentato il Cd con una doppia tappa Verona, Milano. A Verona in un locale storico, molto simbolico, in una delle porte d’ingresso della città, una location davvero unica che resterà impressa in ognuno di noi e credo anche in tutti coloro che hanno partecipato alla serata. Questo concerto dimostra ancora di più come, in certe città, l’impegno continuo e concreto nelle strade si trasformi poi anche nella possibilità di suonare ed occupare posti di prestigio in quanto proprio per l’azione coerente negli anni sei automaticamente riconosciuto parte integrante della collettività ed anche le pressioni delle “istituzioni”nulla possono di fronte al riconoscimento popolare della tua azione quotidiana e disinteressata.
Come seconda tappa a Milano, al Presidio, dove ha sede una foltissima schiera dell’Hobbit Klan, oltre a dirigenti dell’Hobbit Klan Italia, per cui e’stato un omaggio all’affetto con cui da quelle parti da sempre ci supportano.
Prossima tappa sarà Ravenna il 18 luglio mentre non poteva mancare Roma e poiché vogliamo fare le cose in grande stile considerata la folta schiera di seguaci che abbiamo da quelle parti abbiamo bloccato la data e stiamo studiando delle soprese per rendere davvero unica ed imperdibile la serata.

10) Grazie Lele per la disponibilità e per aver presentato con noi “#diquinonsipassa”. Abbiamo potuto notare nell’album diversi versi forti, veri e propri shock per l’ascoltatore. Con quale vorresti salutare tutti i lettori di Cantiribelli ?

“Non tutto é totalmente perduto,il vincolo sacro del Klan,la Tradizione,il tuo sangue,il tuo orgoglio ed il tuo onore: é per la Nazione”.
Ancora un grazie a Lele e a tutto il gruppo Hobbit per la voglia di condividere con noi la presentazione di questo nuovo lavoro. E’ possibile acquistare l’album “Di qui non si passa” scrivendo una mail all’indirizzo gruppohobbit@gmail.com. Sostieni con noi la Musica Alternativa con l’acquisto di prodotti originali!

31 luglio 2015 | Canti Ribelli | "Hobbit – Di qui non si passa – recensione"

Locazione: ASMA-Archivio digitale RS,Web/Cantiribelli,Cantiribelli 2015-07-31

A cinque anni da “L’Impero contrattacca”, gli Hobbit tornano con un nuovo album in studio intitolato “Di qui non si passa”. Come raccontatoci da Lele, cantante e leader del gruppo, il nome del disco scaturisce da un’intuizione sul monte Pasubio, uno degli scenari più importanti della Prima Guerra Mondiale. Non a caso, per argomentazioni e temi affrontati, lo stesso Lele ha definito questo lavoro come il “più italiano” tra le produzioni del gruppo.
L’apertura dell’album è affidata al brano che da anche il titolo all’intero disco. “Di qui non si passa” è un pezzo rock, dalle sonorità decise e nette, interamente dedicato alla storia d’Italia e dei tanti italiani che ne hanno onorato la bandiera. Segue “L’alba che verrà” che scatta una triste istantanea sulla situazione attuale del nostro Paese, dai “ladri in parlamento” alla “cassa integrazione”: “svegliati Italia!” è il grido del gruppo perugino per scuotere l’intera nazione in vista di giorni migliori. La terza traccia del disco è “Vieni con noi”. Attraverso il racconto della solita routine settimanale, gli Hobbit ripropongono una delle loro storiche battaglie: la lotta alla droga e il desiderio di uno stile di vita non conforme, perennemente in trincea, in difesa di ben altri valori.

“Ancora qui” invece rappresenta una sorta di continuazione di “HL78” e merita un rapido approfondimento. E’ un brano che, sia per le tematiche che per le sonorità utilizzate, si distingue nettamente degli altri. L’attenzione questa volta è dedicata ai Cuori Neri, “giovani eroi di cui si è persa la memoria”. Nella nostra recente intervista a Lele, egli stesso ci ha confessato che si tratta di “una canzone che mi portavo dentro da anni, ma non è mai facile quando si parla di martiri, di giovani che hanno pagato con la vita il loro amore per la Patria”. Un brano quindi che non può lasciare indifferente ogni ascoltatore che conosce la storia di Carlo, Sergio, Nanni, Francesco,…

Si torna a parlare della nostra Nazione nel brano “Italia” per poi continuare con “Uomo seriale”, triste spaccato della gente comune schiava di droga, moda, tecnologia e apparenza. Il testo di “Scala a colori” invece è una simpatica ballata dedicata alle giovani donne italiane ancora legate a solidi valori e lontane, ad esempio, delle “donna alla moda” raccontate nell’album “Per la contea”. La celeberrima irriverenza degli Hobbit torna nel brano “Alto tasso alcolico”, uno dei più ritmati e coinvolgenti dell’intero disco, mentre “Ardite schiere” rappresenta un esperimento rock-folk più che riuscito, destinato a diventare un leitmotiv delle performance live del gruppo.

Pur trattandosi, come detto in precedenza, dell’album più legato all’Italia, la nona traccia “European brotherood” è dedicata al nostro Vecchio Continente. Musicalmente parlando è uno dei migliori brani di tutto il cd, il giusto mix tra le diverse sfumature di “Di qui non si passa”. Il punto centrale dell’intera composizione è l’idea di un’Europa diversa, che leghi le sue genti in base alla Tradizione e al sangue e non certo mediante una moneta che non ha niente a che fare con i Popoli. Tuttavia, come canta Lele nella dirompente e rocckettara “Per la Nazione”, ultima traccia del disco, “Non tutto è totalmente perduto” nonostante i tanti nemici del nostro continente.

In conclusione “Di qui non si passa” risulta essere una piacevole conferma dello stile e delle peculiarità che in circa venti anni di attività hanno contraddistinto il gruppo perugino. Registrato in modo impeccabile, questo lavoro non fa che confermare le qualità musicali dei singoli componenti del gruppo ed il lungo lavoro di rifinitura dei pezzi. Gli appassionati di rock nazionalista ed i fedelissimi degli Hobbit non possono non destinare la propria attenzione a questo nuovo prodotto discografico.

15 febbraio 2016 | Fascinazione.info | "Note Meno Note 8/ Il Rock Nazionalista Degli Hobbit Compie 20 Anni"

Autore: Alessandro Alberti – Locazione: ASMA-Archivio digitale RS,Web/Fascinazione,Fascinazione 2016-02-15

Gli Hobbit non li sentirai mai su Rtl, non li vedrai mai su Mtv, non suoneranno mai al centro sociale Leoncavallo ma da 20 anni a questa parte costituiscono una delle più importanti band del cosiddetto rock nazionalista.
Il 15 febbraio del 1996 6 ragazzi, animati da un forte spirito nazionalista, varcano la soglia di una sala di registrazione per dare vita al loro primo lavoro discografico, un vinile denominato Incipium. Fuoriusciti dal Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano, militanti dell’associazione politico culturale Nuovo Ordine Sociale, hanno trasferito in musica gli ideali e la passione della loro esuberante gioventù.
Gli Hobbit, a distanza di 20 anni, sono una realtà della musica alternativa italiana, con 4 cd all’attivo, decine di concerti, in Italia ed anche all’estero, 2 vinili, 1 dvd, diverse partecipazioni a compilation.
In esclusiva per i lettori di fascinazione,in occasione del ventennale del gruppo, intervisto Emanuele Tesauro, vocalist degli Hobbit, dirigente veronese di Forza Nuova.

Una canzone vale più di mille manifesti affissi, cosi diceva un noto frontman inglese alla fine degli anni 80, per gli Hobbit è davvero cosi?

Si assolutamente, se non fossimo convinti della potenza evocativa ed emozionale della musica non saremmo qui dopo 20 anni. La musica, nel nostro caso, il rock è compendio alla nostra militanza politica. Noi crediamo fortemente che la musica sia il veicolo più potente ed efficace su cui far viaggiare la nostra Idea del mondo della società perché arriva direttamente al cuore senza il filtro dei congressi e delle burocrazie farraginose dei partiti.

Chi vi ha ispirato e quali sono i vostri gusti musicali?

Nella prima domanda hai fatto riferimento ad uno dei baluardi del rock nazionalista europeo, Ian Sturart, che oltre ad essere un leader politico era l’anima degli Skrewdriver.

Guardando in casa nostra non possiamo non citare Massimo Morsello, cantante e leader politico, a dimostrazione di come le due cose spesso e volentieri vanno di pari passo. Il nostro rapporto con Massimo andava oltre la musica ed oltre a ricordarlo in ogni nostro lavoro siamo impegnati anche nell’organizzazione dell’annuale Memorial Morsello che quest’anno si svolgerà a Milano, il 12 marzo. Altri riferimenti musicali impossibili da dimenticare sono i Peggiore Amico e gli Intolleranza.

Quale è il vostro ricordo più bello di questo ventennio in giro per l’Italia e per l’Europa?

Ce ne sono davvero tanti e cosi abbiamo deciso di racchiudere tutto in un libro che parlerà dei nostri esordi intrecciata alla storia politica di quelli anni( Figli di un do minore, Generazione 90, fuori dal gregge. Uscirà entro questa estate e conterrà aneddoti per far conoscere, alle nuove generazioni oltre alle nostre origini anche cosa accadde in quegli anni che sembrano cosi lontani ma che sono, in realtà, dietro alla porta. Anni che hanno segnato la storia dell’Italia e non solo.

La scorsa estate è uscito il vostro ultimo lavoro discografico intitolato Di qui non si passa, definito dagli esperti della musica alternativa, un gran successo, con sonorità molto più rock ed attitudine molto stradaiola, siete contenti del lavoro fatto?

Siamo molto soddisfatti del nostro ultimo lavoro discografico. Abbiamo cambiato la sala di registrazione e con l’ingresso di Francesco sicuramente la parte rock si è rafforzata. Il resto della band è la stessa dal 1996 per cui sul palco riusciamo a dare il meglio di noi. E questa volta siamo riusciti a trasmettere la stessa grinta sul cd e siamo davvero contenti.

Quali sono i vostri progetti futuri?

Ne abbiamo diversi,il libro come dicevo e’ già in cantiere ed a breve sarà stampato un cd raccolta di tutti i pezzi stampati su vinile e compilation con 2 inediti e’ il prossimo obiettivo mentre per quanto riguarda il nostro klan abbiamo in cantiere una grande festa entro questo anno come tributo a centinaia di ragazzi che ci seguono .siamo legati da un vincolo endogamico e grazie al loro entusiasmo riusciamo ad andare avanti senza accorgerci dello scorrere del tempo.

11 marzo 2016 | La Repubblica Milano.it | "Ultradestra a Milano per l'ex Nar Morsello: 10 ore di musica nazirock in un luogo segreto"

Locazione: ASMA-Archivio digitale RS,Web/La Repubblica Milano.it, 2016-03-11

Gli organizzatori: “Sarà il memorial più grande mai realizzato” per il cantautore condannato per banda armata e morto a Londra 15 anni fa. Sul sito si parla di “dieci ore di parole, poesia, musica ed immagini”

Il luogo ancora non è stato ufficializzato, ma si terrà domani, sabato 12 marzo, “in centro” a Milano un memorial per ricordare Massimo Morsello, il cantautore condannato per banda armata nel primo processo ai Nar, morto a Londra 15 anni fa. Un evento che riunirà esponenti di destra ed estrema destra o, come le definiscono gli organizzatori nel sito della manifestazione, la “comunità militante italiana”.

Ancora sul sito si legge che sarà “il più grande memorial per Morsello mai realizzato. La kermesse di Musica Alternativa a Milano. Un’intera comunità militante si raccoglie in nome di Massimino. Dieci ore di parole, poesia, musica
ed immagini. Artisti e gruppi musicali, dedicano il best-of della loro produzione”, dagli Hobbit ai Topi neri, da la Vecchia Sezione ai Testudo.

L’orario si conosce: l’apertura dei cancelli è alle 16, l’inizio del concerto è alle 17.45. La sede invece ancora non è stata resa pubblica ma, dicono gli organizzatori sul web, sarà una “prestigiosa location in Milano città”.

16 marzo 2016 | Secolo d’Italia web | "Canzoni di lotta al “Memorial Massimo Morsello”

Locazione: ASMA-Archivio digitale RS,Web/Secolo d’Italia Web 2016-03-16

Otto ore di musica, immagini e poesia; 70 canzoni suonate sul palco da otto gruppi musicali diversi; venti stand, video, mostre fotografiche e molto altro: è la sintesi del Memorial Massimo Morsello organizzato aMilano da numerose associazioni culturali e politiche per ricordare il grande cantautore romano scomparso quindici anni fa. Malgrado i timori della vigilia, la kermesse è riuscita benissimo, e anzi si è svolta al prestigioso Teatro Principe in viale Bligny, a due passi dal Duomo, nel cuore di Milano, e non in qualche capannone di perfieria come i soliti noti della sinistra avevano ipotizzato. E malgrado le minacce di concentramenti e contestazioni da parte dell’ultrasinistra, nessuno si è fatto vedere. I meno giovani ricorderanno senz’altro che era proprio a viale Bligny che Avanguardia Operaia, gruppo da cui uscirono i responsabili dell’assassinio di Sergio Ramelli, aveva il suo “covo”. I vari gruppi politici milanesi hanno organizzato la cerimonia in modo impeccabile: circa mille giovani – e meno giovani – hanno assistito al commovente concerto di musica alternativa teso a ricordare uno dei suoi più grandi interpreti, Massimo Morsello, Massimino, da qualcuno chiamato il De Gregori nero per il suo timbro di voce. Racconta Emanuele, del gruppo musicale Hobbit nonché direttore artistico della serata, che era stata allestita una mostra fotografica con immagini inedite e familiari di Massimino, fornite dalla famiglia, che non ha voluto mancare all’evento. È stato proiettato un video biografico, che racconta tutte le esperienze del cantautore, dall’adolescenza, all’impegno politico, alla passione per la musica, alla sua militanza nella comunità che non lo ha mai dimenticato. C’erano, come si è detto, anche una ventina di stand: librari, di materiale dei gruppi, e anche di magliette in edizione limitata studiate per l’evento, che sono andate a ruba. Particolarmente apprezzato lo stand gourmet, organizzato dall’Hobbit clan Italia con prodotti del territorio, in nome di una valorizzazione dei prodotti italiani.
Commozione e ricordi per le canzoni alternative
Al concerto hanno partecipato otto gruppi musicali: i primi a salire sul palco gli Adunata sediziosa, Emanuele e Mario degli Hobbit, che hanno aperto la serata con una delle prime canzoni di Massimino, Il battesimo del fuoco, che ha suscitato emozioni e ricordi tra il pubblico. Sì, perché la serata prevedeva che ogni gruppo avrebbe suonato sia canzoni di Morsello sia proprie. Emanuele e Mario hanno anche proposto Hiroo Onoda eAutostrada, sempre del cantautore romano. Poi è toccato a due grandissimi intepreti della musica alternativa,Junio Guariento, già della Compagnia dell’Anello e Jack Marchal, cantautore francese, grafico, disegnatore e musicista, inventore, tra l’altro del famoso rat noir, il topo nero con la celtica e il bastone che ancora oggi possiamo vedere sulle pagine della rivista culturale La Voce della Fogna. I due hanno proposto gli apprezzati brani Sulla strada, Alain Escoffier e, di Massimino, Buon anno professore, dedicato al professor Di Bella. Ma l’apoteosi, e uno dei momenti più commoventi di tutto il concerto, c’è stato quando Guariento e Marchal hanno suonato Il domani appartiene a noi, canzone-simbolo dei giovani rivoluzionari di un tempo, e speriamo anche di oggi, con tutta la sala in piedi che cantava e forse piangeva. Dopo è toccato a Skoll, giovane e bravissimo cantautore milanese che ha aperto la sua esibizione con Marzo, canzone da lui dedicata a Morsello, per poi eseguire le cover Vandea, Palestina, Perché ci hai dato la vita, Bella luna, dedicato da Massimo alla figlia Benedetta, e l’indimenticabile Scusate ma non posso venire. I Topi Neri hanno cantatoIntolleranza, Figli di una frontiera, e un’applauditissima Piccolo Attila, di Gabriele Marconi, dedicata a Nanni De Angelis. La Vecchia Sezione ha cantato in apertura, proprio per il discorso accennato prima, Generale diFrancesco De Gregori, poi Più forti di voi, Noi non siamo uomini d’oggi, un po’ il manifesto culturale e politico di Massimo Morsello, e Roma. I Bullets hanno proposto una versione molto rock della canzone di Massimo I miei amici, molto apprezzata, intepretando poi Angelo, una delle loro canzoni più famose. Penultimi gli Hobbit, che hanno proposto alcune canzoni contenute nel loro ultimo album Di qui non si passa, proponendo poi Vostro onore, il nostro povero cuore e I nostri canti assassini, le ultime tre di Morsello, con tutti i gruppi sul palco a cantare e suonare e la folla letteralmente in delirio. Al gruppo pugliese dei Testvdo è toccato l’onore di chiudere la serata, e lo hanno fatto riproponendo la canzone di Massimo Leon Degrelle, oltre alle loro Centocelle e Giovani cuori, quest’ultima dedicata ai giovani e giovanissimi della Repubblica Sociale. In conclusione, dice ancora Emanuele, è stato un momento di ricordo e di unificazione per tutto un ambiente che crede ancora in certi valori e idee.